invito andrea di marco

Mostra Andrea di Marco ( in collaborazione con tossi arte contemporanea )

Andrea Di Marco :
Ci sono tanti modi di intendere e vivere il Sud. Si può essere folcloristici e affidarsi alla superficie di un’identità tutta sorrisi e colore. Si può essere nostalgici e rimpiangere quel paradiso d’incontaminato primitivismo che resiste come immagine simbolica di una pre-modernità mediterranea. Si può essere sinceri e guardare dritto negli occhi il proprio presente, con le sue contraddizioni, cercare di interrogarlo, scuoterlo e attraversarlo, con l’intensità e il bisogno bruciante della propria esistenza, di là da rivendicazioni o luoghi comuni di sorta.
La pittura di Andrea Di Marco (Palermo, 1970) pulsa di un sentimento meridionale, che però non è languore, né capriccio di solitudine. È intensità dell’essere, del sentire la materia del colore parte in causa nell’azione del guardare e del rappresentare. È la necessità umana, umanissima, di una condizione esistenziale dubbiosa e incredula, inchiodata al peso di una responsabilità e al desiderio di eluderla clamorosamente: dare senso e continuità ad un essere sud o lasciarsi cinicamente esplorare supini e inermi da neo-coloni avvezzi a facili banalizzazioni?
Fatti Sud è il titolo dell’ultima personale di Di Marco a Palermo: tre dipinti di grande formato e una ventina di fogli sparsi compongono le pagine di un viaggio pittorico alla scoperta dei Sud del mondo -non solo Palermo e la Sicilia chiaramente, ma l’Africa, l’America Latina, il Sud degli Stati-Uniti- in cui si alternano memorie personali e immagini digerite al consumo visivo di un occhio sempre all’erta.

andrea opera

Nelle opere del pittore palermitano angoli di strada, furgoni, carrette di terra e del mare si espandono ad olio sulla tela, per raggrumare in superficie l’istantanea di una verità che si rivela in tutta la sua maestosa, e insieme agghiacciante, evidenza. L’uso della fotografia, come “braccio meccanico” della pittura suggerisce tagli e inquadrature, ma la lontananza che è propria del mezzo fotografico, si dissolve del tutto nelle stratificazioni materiche di Di Marco: paesaggi e vedute, orizzonti lunghi e dettagli magari insignificanti, e ingigantiti sul primo piano di un confronto serrato con chi guarda, si accavallano nella percezione di un ordito mentale abbacinato e bisognoso di puntellare il proprio cammino e la propria visione di riferimenti, o anche solo di miraggi, verso un possibile approdo.
La costruzione di una realtà dell’arte, come occasione unica di significazione e impegno nei confronti del mondo, è la scelta di una pittura che racconta frammenti di vita vissuta, vibranti di un’attitudine intellettuale onestamente votata alla semplicità, alla schietta adesione alle istanze del quotidiano, al riscontro prodigioso di una sensibilità che cerca e trova nelle cose di tutti i giorni l’urgenza di una verità da non perdere mai di vista. E se la pittura è antidoto all’orrore del reale, è anche il punto di partenza di una riflessione che può e deve fare i conti con la contemporaneità, qualificandosi per le sovrapposizioni di senso e le infinite letture che sarà in grado di sollecitare, come strumento d’indagine e insieme luogo di consapevole autarchia.

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