hotelHanging in time

L’associazione Heyart e Polibulistudio - Gabriele Bulichelli e Luca Poli Architetti presentano “Hanging in time”, il racconto di tre storie diverse ma, allo stesso tempo, legate da una precisa sensazione emotiva-temporale subìta o consapevolmente provata dagli attori di ciascuna narrazione: la percezione degli istanti sospesi nel tempo dell'attesa e dell'immobilità del trascorrere del tempo.

 

Nelle “Le cose che vedi”, Alessandra Baldoni ritrae eroine di fiabe dell’infanzia o donne infinitamente sole di fronte a spazi incontaminati. I soggetti sono composti dall’artista in inquadrature di inusitata bellezza, sono personaggi consapevoli in equilibrio tra solenne staticità I lavori di Alessandra Baldoni sono il frutto di una ricerca che è spinta da una innata e recondita necessità di fermare l’attimo – “scelto” tra milioni di altri attimi - e di renderlo eterno con la sua “impressione”. La sua è un’emergenza più che un bisogno: la fotografia è, come lei stessa racconta in un’intervista, “il mezzo per immortalare il mondo, per raccontarlo e raccontarsi” come tutti i momenti che compongono le vite personali, laboratori di storie in continua evoluzione. “Hôtel Rêverie” di Silvia Noferi è il racconto di un luogo di transito, vecchio hotel alla periferia del centro di Firenze con le sue stanze svuotate degli arredi e delle storie che vi hanno soggiornato. La bella antica tappezzeria scollata dal tempo che le cose cambia, il poco mobilio logorato dall’usura, i pavimenti ricoperti da teli di plastica impolverati diventano sfondi ideali per creare delle narrazioni evocative. La Noferi in questo contesto inserisce personaggi che si trasformano in attori di nuove storie e contemporaneamente testimoni surreali di una memoria che svanisce, tema quest’ultimo caro a molti esponenti della fotografia toscana. “Play” di Francesco Minucci fotografa la ‘società postmoderna’, giocata dall’individuo in lotta con se stesso, e tutte le ossessioni, proiezioni, simulazioni e devianze. “Dietro un mondo ludico e materiale, si cela un autentico nichilismo, dove ciascun individuo tende a negare in modo definitivo e radicale l’esistenza di qualsiasi valore in sè e l’esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. È la società postmoderna; l’uomo combatte contro tutti, ma soprattutto contro se stesso, in una dimensione senza storia e senza tempo che si rivela drammaticamente concreta e reale.” E', dunque, l'idea del tempo a fare da filo conduttore alla mostra “Hanging in time”, avvertito e trascritto con espressioni diverse da tre giovani talenti dell'arte contemporanea italiana, delineando una sottile linea di confine fra reale e surreale. 

 

Durante “Hanging in time”, sarà presentato il progetto indipendente JesùLaFrench!del fashion designer fiorentino Michele Moricci, una linea di T-shirt che rappresenta la passione per la pop – culture, segue lo stile contemporaneo e immortala su semplice cotone bianco, firmato American Apparel, l'iconografia dei nostri tempi.

 

Testi critici tratti da Luca Beatrice e Alessandra Lazzerin 

 

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